“Il più grande genio con cui io abbia mai superlavorato”
(By Maria Letizia Cerica)
Questa specifica frase arrivava da un PR che aveva lavorato per alcuni anni con Prince, gestendo i suoi rapporti con l’Europa.
Mi è tornata in mente in questi giorni, mentre sto lavorando ad un articolo pubblicato nel giugno del 1981, sempre un’intervista a Prince, curata da Chris Salewics per NME.
Questo testo affronta in modo capillare - il modo in cui un giornalista europeo poteva in qual momento guardare ad un fenomeno in ascesa come quello di Prince, che aveva da poco pubblicato Dirty Mind - il contenuto dell’album e lo scandalo che ne era conseguito.
Qui - accanto all’analisi e alla discussione sui temi presenti in quell’album - sono già visibili alcuni patterns importanti, che riguardano il modo in cui Prince si rapportava con quelli che lavoravano con lui e per lui.
Quando si trattava del suo lavoro e della tutela della sua indipendenza, Prince diventava una persona spietata.
Chi lavorava per lui doveva seguire i suoi tempi (folli, sappiatelo) e non doveva mai mettere in discussione le sue scelte, altrimenti la porta di uscita era già aperta e pronta all’uso.
Dal suo punto di vista questa era una scelta del tutto legittima, persino ovvia. Se fosse qui, vedremmo nei suoi occhi uno sguardo meravigliato.
“Sono io a dettare le regole o no?” - risponderebbe.
(termina la lettura dell’articolo cliccando sul link a Substack:)
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